thumb|The revolt in ''Tableaux historiques des campagnes d'Italie'', Paris, Auber, 1806. {{Campaignbox French Revolutionary Wars}} The '''Pavia Revolt''' was an insurrection in Pavia in 1796 against French troops under Napoleon Bonaparte.

==Context== On 28 April 1796 the Armistice of Cherasco brought the war ever closer to Pavia, so much so that the University of Pavia was temporarily closed. On 10 May Bonaparte and his Army of Italy defeated the Austrians at the Battle of Lodi, opening their way into Austrian Lombardy. A key character in the battle was Pierre François Charles Augereau, who entered Pavia with 6,000 men on 14 May.<ref name="emeroteca.braidense.it">{{in lang|it}} {{cite web|title=L'insurrezione e sacco di Pavia 1796 |url=http://emeroteca.braidense.it/eva/sfoglia_articolo.php?IDTestata=87&CodScheda=181&Alph=B&OB=titolo&OM=&SearchString=&SearchField=&PageRec=Tutti&PageSel=1&PB=1&CodVolume=1839&CodFascicolo=9026&CodArticolo=189886}}<!-- auto-translated from Italian by Module:CS1 translator --></ref> He was welcomed by bishop Giuseppe Bertieri and the city council. Augereau saw how willing the local authorities were to collaborate with the French and so made no changes to its city government and guaranteed rights of religion and property.<ref name="biblioteche.comune.pv.it">{{cite web|access-date=15 July 2021 |archive-date=15 July 2021 |archive-url=https://web.archive.org/web/20210715125427/http://biblioteche.comune.pv.it/site/home/archivio-storico/servizi-dellarchivio/larchivio-storico-racconta/archivio-storico-racconta-napoleone-a-pavia-2020.html |title=L'Archivio storico racconta - Napoleone a Pavia: "...fu vera gloria? ai posteri l'ardua sentenza..." |url=http://biblioteche.comune.pv.it/site/home/archivio-storico/servizi-dellarchivio/larchivio-storico-racconta/archivio-storico-racconta-napoleone-a-pavia-2020.html}}<!-- auto-translated from Italian by Module:CS1 translator --></ref>

However local Jacobins, guided by Giovanni Antonio Ranza, veteran of the Alba Republic,<ref>{{in lang|it}} {{cite web|title=RANZA, Giovanni Antonio |url=https://www.treccani.it/enciclopedia/giovanni-antonio-ranza_(Dizionario-Biografico)/}}<!-- auto-translated from Italian by Module:CS1 translator --></ref> were unhappy with that, as were the working classes, who had long been subjected to anti-revolutionary propaganda from their Habsburg rulers, the local authorities and the clergy. Together they accused the bishop and city council of cowardice and on 16 May some local Jacobins - against the wishes of most of the rest of the population - tore down the Regisole statue from its plinth<ref>{{in lang|it}} {{cite web|title=La statua del Regisole di Pavia e la sua fortuna tra Medioevo e Rinascimento |url=https://www.academia.edu/8078746/La_statua_del_Regisole_di_Pavia_e_la_sua_fortuna_tra_Medioevo_e_Rinascimento_2008_}}<!-- auto-translated from Italian by Module:CS1 translator --></ref> and replaced it with a Tree of Liberty. Thanks to Pietro Tamburini's intervention the bronze statue of Pope Pius V was spared the same fate.<ref>{{in lang|it}} {{cite book|access-date=2022-05-18 |date=1877 |first=Pietro |language=it |last=Talini |publisher=Successori Bizzoni |title=Pavia e dintorni: Guida pratica |url=https://books.google.com/books?id=fZn5w7SquPIC&newbks=0&printsec=frontcover&pg=PA121&dq=statua+pio+V+pavia&hl=it}}<!-- auto-translated from Italian by Module:CS1 translator --></ref> Augereau had set out for the front on 21 May, leaving behind only a small garrison of 447 men in the castello Visconteo under captain Guillaume Latrille de Lorencez.<ref name="socrate.apnetwork.it">{{in lang|it}} {{cite web|access-date=15 July 2021 |archive-date=12 July 2021 |archive-url=https://web.archive.org/web/20210712224252/http://socrate.apnetwork.it/blog/wp-content/uploads/2012/09/socrate79.pdf |title=Napoleone a Pavia |url=http://socrate.apnetwork.it/blog/wp-content/uploads/2012/09/socrate79.pdf}}<!-- auto-translated from Italian by Module:CS1 translator --></ref> He deplored the demolition of the Regisole but some of his subordinates contravened Bonaparte's orders and supported the Jacobins' actions.

[[File:Regisole, di C. Ferreri, 1832.JPG|thumb|left|The Regisole]] Rumours then started to spread in rural areas that the Austrians would soon return and some aristocrats and major landowners in the area began mobilising their peasants and tenant farmers.<ref name="socrate.apnetwork.it" /> The anti-French effort began in Trivolzio on 17 May, spread to Casorate Primo and Binasco on 21 May with assistance from the parish priests of Samperone and Trivolzio - heavy requisitions of agricultural goods by the French forces meant that discontent was already simmering.

==Course==<!--- Il 23 maggio migliaia di contadini armati di fucili, pistole, picche, roncole, forche e altri attrezzi agricoli, di sorpresa, entrarono a Pavia inneggiando all'Imperatore. Al suono assordante di tutte le campane suonate a martello dai campanili della città, i contadini, probabilmente guidati dagli agenti dei veri organizzatori della rivolta (aristocratici e clero<ref name="emeroteca.braidense.it"/>), prima diedero la caccia ai francesi e ai giacobini e poi irruppero negli ex conventi di Santa Croce, di San Tommaso e nella Confraternita di San Rocco, dove gli austriaci avevano nascosto fucili e munizioni. A questo punto si organizzarono e scelsero come loro guida il capomastro Natale Barbieri, che subito pretese dalle autorità municipali pane, vino e formaggio per i suoi uomini. Ma la presenza di un numero così alto di contadini, indisciplinati ed esaltati dal loro iniziale successo dentro le mura, cominciò a infastidire sia le autorità comunali, sia gli abitanti di Pavia. I rivoltosi catturarono il generale Honoré Alexandre Haquin, che scampò al linciaggio grazie al pronto intervento di alcuni membri della municipalità, e cominciarono ad assediare il castello Visconteo, dove si era rinchiusa la piccola guarnigione francese, la quale, dopo un combattimento che causò vittime d’ambo le parti, si arrese ai contadini<ref name="socrate.apnetwork.it" />. I soldati catturati vennero disarmati e condotti nell'ex monastero di Santa Clara<ref name="emeroteca.braidense.it"/>.

== La reazione francese == Nel frattempo, Napoleone, che si trovava a Lodi, venne informato della rivolta: immediatamente ordinò al generale Hyacinthe François Joseph Despinoy di reprimerla duramente; Bonaparte stava infatti avanzando verso est contro gli austriaci e non poteva permettersi di lasciarsi sacche di resistenza alle spalle. Il 24 maggio Binasco fu presa dai francesi<ref>{{Cita web|url=https://www.cittametropolitana.mi.it/export/sites/default/parco_agricolo_sud_milano/territorio_e_pianificazione/Binasco/|titolo=Comune di Binasco}}</ref>, venne saccheggiata, molte abitazioni furono incendiate e circa un centinaio di abitanti furono uccisi<ref>{{Cita web|url=https://www.parcoagricolosudmilano.it/i-comuni-del-parco/26-binasco.html|titolo=Binasco|accesso=15 luglio 2021|dataarchivio=15 luglio 2021|urlarchivio=https://web.archive.org/web/20210715131416/https://www.parcoagricolosudmilano.it/i-comuni-del-parco/26-binasco.html|urlmorto=sì}}</ref>, mentre l’arcivescovo di Milano, Filippo Maria Visconti, accompagnato da monsignor Giuseppe Rosales, fu inviato a Pavia per convincere la città ad arrendersi ai francesi. Ma i rivoltosi rifiutarono ogni proposta di resa, e così, il 25 maggio, Pavia fu attaccata da {{formatnum:2000}} fanti, 300 dragoni e sei pezzi d'artiglieria<ref name="socrate.apnetwork.it" />. I francesi forzarono alcune porte urbane, tra le quali anche porta Milano, e penetrarono in città, cominciando a colpire a casaccio sia i contadini, sia i cittadini, mentre i rivoltosi rispondevano all’attacco sparando ai francesi dai tetti, dai campanili e arrivando perfino a scagliare tegole contro i militari. Ma mentre i combattimenti erano in corso, alcuni soldati francesi cominciarono a saccheggiare la città. Negli scontri furono uccisi circa 80 rivoltosi, mentre i francesi ebbero almeno 9 morti e una sessantina di feriti.

Nel tardo pomeriggio, domata la rivolta, Napoleone giunse a Pavia, accompagnato da Antoine Christophe Saliceti, commissario del Direttorio, e si installò nel collegio Caccia, dove ordinò al vescovo, al clero e ad alcuni aristocratici di venire al suo cospetto<ref name="biblioteche.comune.pv.it"/>. Costoro implorarono a Bonaparte il perdono per la rivolta e il capo dell’armata d’Italia, con un atto di clemenza, stabilì che il saccheggio della città sarebbe terminato alle 09.00 del giorno seguente, invece che due giorni dopo. Il capo dei rivoltosi, Natale Barbieri, venne fucilato il 26 maggio davanti al castello e questa fu la prima delle sette fucilazioni che colpirono i controrivoluzionari. Ma poi i tribunali militari si fermarono, risparmiando così la vita di gran parte di coloro che avevano preso parte diretta o indiretta alla rivolta. Anche la proposta dei giacobini locali di far deportare ad Antibes 64 nobili, ecclesiastici e possidenti di Pavia non trovò attuazione. Rimasero invece dolorosamente aperte le ferite conseguenti il saccheggio. Furono razziate case, negozi, chiese, conventi e il Monte di Pietà<ref name="socrate.apnetwork.it" />, neanche i poveri furono risparmiati, tanto che si conservano le denunce di almeno 118 vittime di furti, ma molti nobili e popolani non inoltrarono alle autorità municipali domanda di risarcimento. Furono rubati non solo denari, gioielli e argenterie, ma anche federe, lenzuoli, vestiti, posate e generi alimentari, beni che furono poi in parte riscattati dal comune tramite un fondo di solidarietà. Tuttavia pare che, forse perché un buon numero degli abitanti era ancora armato, i francesi si siano limitati a estorcere beni, ma non commisero violenze o stupri<ref name="emeroteca.braidense.it"/>, così come, a parte alcuni prelevamenti mirati (come le mazze d’argento dei bidelli e alcuni volumi della Biblioteca Universitaria), l’università non fu saccheggiata. Peggior sorte subirono alcuni beni ecclesiastici: gran parte delle campane delle chiese furono sequestrate e destinate alla fonderia (all’epoca i cannoni erano in bronzo, come le campane), mentre la Certosa subì la perdita di numerose opere d’arte e della copertura in piombo dei tetti<ref>{{Cita web|url=https://www.google.it/books/edition/Memorie_Documenti_e_Lettere_Inedite_di_N/ORRnoyHy8eMC?hl=it&gbpv=1&dq=certosa+di+pavia+napoleone&pg=PA153&printsec=frontcover|titolo=Memorie-Documenti e Lettere Inedite di Napoleone I. e Beauharnais}}</ref>.

Il 28 maggio Antoine Christophe Saliceti impartì l’ordine alla nuova municipalità, quasi tutta composta da democratici, di rastrellare le armi dei ribelli ancora presenti sul territorio provinciale, pena la fucilazione immediata. Vennero così consegnati dai contadini ben {{formatnum:2159}} fucili, 444 pistole e 612 armi da taglio tra spade, pugnali, baionette e picche, confermando che il numero dei contadini armati era stato molto alto, ma forse altre armi furono nascoste. ---> == References == <references />

== Bibliography (in Italian) ==

* Gianfranco E. De Paoli, ''Pavia dall'età francese all'Unità d'Italia'', in ''Storia di Pavia'', V, ''L'età moderna e contemporanea'', Pavia, Banca Regionale Europea, 2000. * Gianfranco E. De Paoli, ''Una nuova analisi della rivolta contadina a Pavia e della repressione francese'', in ''Il triennio cisalpino a Pavia e i fermenti risorgimentali dell'età napoleonica: aspetti inediti. Atti del convegno regionale del 15 giugno e 14 settembre 1996'', a cura di Gianfranco E. De Paoli, Pavia, Cardano, 1996.

category:History of Lombardy